
PESCARA – La serie C ormai è la nuova casa del Pescara. Da diversi anni sarebbe opportuno aggiungere, a parte una breve presenza nella serie cadetta. Ancora una retrocessione, dopo una sola stagione. Alla lunga, infatti, gli errori si pagano. E da anni sono gli stessi. Dal mercato estivo a quello invernale, è sempre mancato il criterio così come il mea culpa del club. Chiede scusa solo Gorgone.
Fino alla fine di gennaio il Pescara non ha neanche partecipato. Organico inadeguato, non all’altezza della B. Il monte stipendi più basso di tutte le altre squadre. E infatti il Delfino è arrivato mestamente ultimo.
In panchina prima Vivarini, in realtà messo da subito in discussione dal presidente. Lo score è di 8 punti in 12 gare con una squadra che inizia la stagione senza neanche andare in ritiro. Poi il debuttante in B Giorgio Gorgone. Inizio promettente (3-3 a Catanzaro), atteggiamento battagliero. Il 49enne tecnico romano dà alla squadra una chiara impronta caratteriale. Ma le lacune strutturali sono troppo evidenti. Dopo 12 giornate il bottino è di 7 punti. Uno in meno, nello stesso lasso di tempo, di Vivarini.
Poi il mercato di gennaio che diventa l’ultima ciambella di salvataggio. Ma il primo atto è la cessione del miglior giocatore, Matteo Dagasso. Negli ultimi giorni a sorpresa torna Brugman, soprattutto Insigne. E poi oltre a Bettella, a Gennaro Acampora e agli altri, arriva finalmente un terzino sinistro (Cagnano). Molti sono tuttavia da riatletizzare perché inattivi da tempo.
Alla fine saranno in totale, tra entrate e uscite, 18 operazioni. Un’autentica rivoluzione. La conferma dell’inadeguatezza della rosa allestita in estate. A metà febbraio, prima della trasferta di Avellino, l’obiettivo sembra un miraggio. Il Pescara accusa un ritardo di 10 lunghezze dalla salvezza diretta e di 8 dai play out.
Poi una vittoria che cambia tutto. 17 punti in 9 gare fino al blitz di Reggio Emilia (1-3). Quindi, i biancazzurri si sciolgono. Appena due pareggi nelle successive 4 partite. Determinanti i punti persi contro Sampdoria, Carrarese e Padova. Tutti nel finale e tutti da situazioni di vantaggio.
Il Pescara non è quasi mai riuscito mai a tenere un risultato sino alla fine. Squadra spesso troppo aperta, larga e lunga. Fase di non possesso assai rivedibile. Il match con lo Spezia è per lunghi tratti surreale. Il Pescara deve vincere e sperare soprattutto nella sconfitta del Bari che, invece, espugna agevolmente il “Ceravolo” di Catanzaro. Di fatto, un suicidio senza precedenti.
Ma gli errori capitali restano. E, da anni, sono sempre gli stessi. Nel torneo cadetto si tratta della terza retrocessione consecutiva sul campo. Serie B che a queste latitudini non è più, come un tempo, la normalità. Serie C che come dicevamo, ormai è la casa del Pescara. Occorre rassegnarsi.







